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Torino 1706-2006: III^ Centenario della Battaglia e dell’Assedio di Torino (Piemonte) ITALIA
L’evento ricordato nel suo Tricentenario è la Battaglia di Torino del 1706 che fu decisiva, non solo per il capoluogo piemontese, ma anche per dinastia dei Savoia, evitando la caduta in mano francese delle stato sabaudo. Nel 2006 fu celebrato nel fine settimana successivo, ma già dalla settimana precedente e ancora per i mesi successivi era stata organizzata una serie di eventi culturali come mostre, concerti, teatro e convegni
A Torino, presso la cascina Continassa (Via Druento) in un ampio spazio era stato allestito il campo con le tende, le aree di esercitazione e di tiro, le zona per le artiglierie, tutto secondo le conoscenze e le tecniche dell’epoca. Il campo era una spaccato di vita settecentesca e in aggiunta vi era anche un mercato di oggetti storici e artigianali. Oltre le tende si estendeva il vasto campo non sfruttato ai margini del quale era stata costruita una tribuna per il pubblico, davanti alla quale iniziò la rievocazione della battaglia del 7 settembre 1706 sotto la regia del Gen. Amoretti. Un momento piacevole è stata l'ingresso dei gruppi storici e il loro dispiegamento sul campo: una sfilata di uniformi dalle varie fogge e colori a indicare la provenienza da tutta Europa.
Nel campo della battaglia era scavato un fossato e costruito un vallo con terra, fascine e legname per riproporre tramite questo sbarramento l’opera costruita dagli francesi per circondare Torino e per posizionare l’artiglieria. I francesi erano dispiegati sul vallo, trovandosi ora da assedianti a assediati, ben protetti dalle difese e dall'artiglieira, mentre le truppe sabaude e alleate prendevano posto sul campo. L'attacco iniziava con i tiri di artiglieria a sfiancare i francesi e coprire l'avanzata, divenuta intanto il bersaglio dei difensori dietro il vallo, che aspettavano per avere maggiori possibilità di colpire la fanteria sabauda. La battaglia ha avuto una lunga fase di avvicinamento per la vastità del campo: ciò penalizzava la visibilità della artiglieria sabauda, forse troppo lontana, ma diede spazio ai movimenti di truppa verso la trincea a cui si era aggiunta la cavalleria. Alternativamente i vari reparti di fanteria si mossero contro il vallo per scariche contro i difensori: i primi attacchi vennero respinti, i soldati arretrarono e si ricompattarono con le schiere successive per rinnovare l’attacco.
Fu allora che si decise per l'intervento della cavalleria: il vasto spazio permetteva rapidi passaggi e incursioni fin quasi sotto il vallo. Con le cariche della cavalleria le linea francese venne sfondata, i transalpini ripiegarono e fuggirono abbandonando i cannoni. La fanteria alleata occupò il vallo e prese possesso dei cannoni mentre la cavalleria all’inseguimento dei fuggiaschi prese molti prigionieri. Ciò decretò la fine della rievocazione della battaglia e la vittoria piemontese.
Alla fine dell’evento e riformati i ranghi, i vari gruppi sfilarono e resero il saluto finale ricordando tutti i caduti, mentre si dirigevano stanche e provati verso il campo. Un'altra occasione per vedere da vicino i vari gruppi, stanchi ma propensi ancora dare delucidazioni al pubblico e nonostante i tanti spari riuscivano a offrire piccole esercitazioni di tiro. La direzione dell’evento risultò precisa e tecnica nelle sue fasi, ma ciò limitò forse la spettacolarità e il coinvolgimento emotivo, anche perché mancò una maggiore vita di campo quotidiana: in ogni caso dovrebbe essere la base per successivi eventi. In serata venne allestito uno spettacolo teatrale "L'Eclissi del Re Sole", in quanto proprio la sconfitta nella guerra di successione spagnola provocò un ulteriore indebolimento della corte che tanto aveva stupito e dettato le mode, i costumi in tutta Europa.
La domenica successiva i gruppi si dirissero verso il centro storico di Torino per la Guardia al Palazzo Civico e poi per la Santa Messa in ricordo dei caduti dell’Assedio presso la Basilica del Corpus Domini. Di pomeriggio si resero gli onori al monumento a Pietro Micca con la deposizione di corone di alloro e successivamente una lunga sfilata per le vie del centro cittadino dal Santuario della Beata Vergine della Consolata (protettrice e liberatrice della Città a cui si rese omaggio anche nei tempi passati) fino a piazza Palazzo di Città per rendere gli onori al Principe Eugenio di Savoia, illustre generale e condottiero del tempo al servizio dell’impero asburgico.
Un ricco programma iniziato a settembre e protratto per i mesi successivi includeva parecchie iniziative; solo per indicarne alcune, vi erano la mostra "Torino 1706. Memorie ritrovate. Cronache di un assedio" in collaborazione con la Biblioteca Reale di Torino e il museo Nazionale del cinema, la presentazione della ristampa anastatica del volume di Tarizzo “Ragguaglio istorico, difesa e liberazione della Città di Torino”- edito a Torino nel 1707, poi ancora il Te Deum di Ringraziamento alla Chiesa dei Santi Martiri, la Festa di Superga a cura dell’Associazione Torino 1706-2006 e del Lions Club Torino Superga con gruppi storici e tradizionali, inoltre una serie di concerti e di rappresentazioni teatrali sempre in tema della Torino settecentesca
Non si poteva che celebrare degnamente tale anniversario con una grande rievocazione, auspicando che tale evento possa ottenere una cadenza annuale in concomitanza del 7 Settembre, quando la città fu liberata dall’assedio francese.
Nota storica
La Battaglia di Torino fu il momento culminante della Guerra di Successione Spagnola (1701-1714), sul fronte italiano. Tale conflitto era scoppiato alla morte del re spagnolo Carlo II senza lasciare eredi diretti come successori al trono. Il Re Sole, Luigi XIV, impose il proprio nipote del casato di Angiò, che si insediò come nuovo re spagnolo col nome di Filippo V. A ciò si oppose Leopoldo I, l’Imperatore asburgico, che rivendicava il trono per il proprio figlio, l’arciduca Carlo. A Leopoldo I si aggiunsero l’Inghilterra, i Paesi Bassi e diversi stati tedeschi, unitisi per contrastare la politica di espansione di Luigi XIV e la minaccia navale e commerciale che una unione con la Spagna poteva comportare. La Francia si presentava al conflitto con la Spagna di Filippo V, e con gli alleati minori, il ducato di Savoia e infine quello dei Gonzaga, che si estendeva su Mantova e sul Monferrato. Il Piemonte era dunque dapprima alleato e quasi succube del Re Sole, poi mutò alleanza nel 1703 con l’obiettivo di liberarsi della soffocante ingerenza francese e di ottenere vantaggi territoriali. Ciò comportò la reazione della Francia, che dapprima a San Benedetto Po nel 1703 mise sotto arresto e disarmò diversi reggimenti sabaudi, poi nel 1704 invase il Piemonte con diverse armate passando per la Val d’Aosta e la Val di Susa e lungo la costa verso Nizza. Il Re Sole inviò due tra i suoi migliori generali, il duca di Vendome e il duca di La Feuillade. Il secondo occupò Nizza e Villafranca (oggi Villefranche sur mer), poi salì l’arco alpino e occupò Susa nel giugno del 1704.
ll Vendome con brillante movimento occupò Aosta, Biella, Vercelli, che assediata cadde nel luglio del 1704, poi Ivrea, assediata si arrese il 18 settembre del 1704, e il forte di Bard in Val d’Aosta, preso il 1 ottobre. Per completare l’accerchiamento di Torino, bisognava espugnare la fortezza di Verrua Savoia, isolando così il Ducato di Savoia dal Monferrato e dal resto della penisola, per poi avere il tempo di concentrarsi su Torino e concludere la campagna vittoriosamente. L’assedio durò dall’ottobre del 1704 all’aprile dell’anno successivo, quando i francesi distrussero la grande fortezza di Verrua Savoia, al prezzo di gravi perdite, stimate in almeno 20mila soldati e di un consistente ritardo, che ebbero effetti negativi sul proseguo delle operazioni Per arrivare a Torino i francesi dovevano ancora prendere Chivasso, ultimo baluardo rimasto in difesa della capitale piemontese. Il 24 giugno 1705 l’armata francese sotto il comando del generale Vendome attaccò la cittadina cingendola d'assedio per oltre un mese e sottoponendola a duri bombardamenti. Chivasso stremata, si arrese il 29 luglio. Entrambi gli assedi di Verrua e Chivasso furono molto preziosi per Torino, che nel frattempo organizzò le proprie difese in vista dell’assedio imminente alla capitale, che avvenne nell’aprile del 1706. Torino disponeva della Cittadella, costruita nel 1500 su ordine del duca Emanuele Filiberto "Testa di Ferro", una moderna struttura con possenti bastioni e un fossato tutto intorno. Ciò che contraddistingueva la fortificazione era la complessa opera di gallerie sotterranee, scavate a raggiera e articolate in gallerie principali, secondarie, quando si diramavamo dalle prime, e in gallerie di contromina per bloccare gli attaccanti che vi si fossero introdotti. Fin dal Medioevo una tecnica diffusa di assedio consisteva nello scavare gallerie sotto le mura per farle crollare e permettere l’accesso dell’esercito entro la città o il castello. Per prevenire ciò una fitta rete di gallerie permetteva ai difensori di sentire le operazioni di scavo, ma tali gallerie dovevano essere presidiate e difese. L’assedio fu molto duro con ripetuti attacchi ai bastioni e nelle gallerie: tra questi vi fu il celebre fatto del sacrificio di Pietro Micca (26 agosto 1706), che morì per bloccare l’avanzata francese in una galleria sotterranea della Cittadella. Gli assedianti presa d’assalto la galleria, avrebbero avuto accesso alla città di Torino, allora Micca, rimasto solo con un commilitone, decise di far esplodere la carica nella galleria per farla crollare, sebbene la miccia della carica fosse corta, cosa che gli costò la vita.
Intanto il re Vittorio Amedeo II aveva ricomposto l’esercito sabaudo, inoltre erano arrivati rinforzi fondamentali per liberare Torino. Il principe Eugenio di Savoia aveva condotto da Vienna un grosso esercito di imperiali, a cui si aggiunsero contingenti di diversi stati tedeschi, il Principe di Anhalt, il Principe di Wurtemberg e il Principe di Sassonia-Gotha. Tra questi il più importante fu quello dei Granatieri Brandeburghesi al seguito del principe Leopoldo di Anhalt, che occuparono il giorno prima della battaglia il castello di Pianezza con i rifornimenti e furono poi schierati sull’ala sinistra il giorno decisivo. Gli alleati dopo aver osservato dalla collina di Superga, le posizioni francesi, si mossero per aggirare il nemico e attaccarlo da nord. Nel frattempo i francesi, sorpresi dalle ingenti forze alleate, si posero sulla difensiva nelle trincee scavate per le operazioni di assedio Il 6 settembre i piemontesi e alleati si attestarono fra i fiumi Dora Riparia e Stura di Lanzo e dispiegarono le linee di attacco. Non è casuale dunque la scelta dell'attuale rievocazione: la cascina Continassa si trovò al centro del fronte d’avanzata delle truppe imperiali e piemontesi, che alla mattina del 7 settembre 1706 muovevano da Pianezza verso Altessano. Le truppe, posizionate presso Druento e Savonera, iniziarono le fasi di attacco alla linea di circonvallazione francese, che si estendeva tra il castello di Lucento e l’attuale Istituto Grassi.
La battaglia fu durissima e sanguinosa: l’avanzata della fanteria fu alternata alla cavalleria mentre l’artiglieria colpiva incessante le postazioni nemiche. Alla fine i granatieri prussiani sfondarono la destra francese, che abbandonò il campo in fuga. La cavalleria austro-sabauda vinse, ma pure con difficoltà, quella francese, dopo una serie di cariche e offensive da entrambi gli schieramenti. Correndo il rischio di venire accerchiati dalla destra e senza cavalleria, i francesi decisero di lasciare il campo, non senza difendere duramente le posizioni e ritardando l’offensiva alleata. Le perdite ammontarono a oltre 6000 francesi nella sola battaglia, e più del doppio nei giorni successivi durante la ritirata tra feriti, prigionieri e dispersi, e a circa 3000 piemontesi, austriaci e altri alleati. La vittoria, che significò la fine della guerra sul fronte italiano e della minaccia francese, fu celebrata da Vittorio Amedeo II e il principe Eugenio di Savoia solennemente e dalla collina di Superga, da cui era iniziata la liberazione, fu costruita l’omonima reale basilica.
Informazioni Il gen. Guido Amoretti, archeologo e studioso, scoprì nel 1958, il punto in cui avvenne il sacrificio di Pietro Micca, ideò il Museo Pietro Micca a Torino e ha organizzato l’evento descritto. Web: www.torino1706.it (sito con informazioni sul periodo storico, sull’assedio di Torino e sulla rievocazione del Tricentenario)
Gruppo Pietro Micca di Torino Web: www.pietromicca.com (sito dell’associazione con altre informazioni sul periodo storico affrontato)
Musei correlati all’evento: Museo Pietro Micca e dell’assedio di Torino del 1706, via Guicciardini 7, Torino Museo Storico Nazionale di Artiglieria, corso Galileo Ferraris, angolo via Cernaia, Torino
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